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Spezzano, Modena, Italy
Inguaribilmente energetica, e contagiosa.

05 maggio, 2008

UN BACIO AL SAPORE DI FRAGOLA


Quando si comprano le fragole si ricerca sempre il cestino perfetto: uniformità di colore (le prime da scartare sono proprio quelle ancora acerbe, ma anche quelle troppo molli, che si spataccano appena si provano a prendere in mano), profumo inconfondibile che esce dalla sportina della spesa (anche perché le fragole stanno sempre in cima, o fuori, insieme alle uova) e pelle inconfondibile e irresistibile. Non ci si trattiene mai: almeno una o due fragole si mangiano subito, afferrate per il picciolo e morsicate con voluttà.
Quelle che resistono, arrivano a casa e finiscono in macedonia, o con zucchero e limone. Ma la cosa più libidinosa in assoluto è la mousse di fragole..
Serve uno stampino da semifreddo, meglio quelli stretti e lunghi. Tenetelo lì buono buono mentre vi occupate delle fragole. Una bella doccia di acqua ghiacciata, per cominciare. Via il picciolo, e anche l'aureola bianca che rimane sotto la coroncina verde. Spezzettatele in quattro (tranne tre o quattro fragole, che dovete graziare per fare le decorazioni), e frullate bene bene insieme allo zucchero e un cucchiaio di miele, fino a che non rimangano più pezzi di frutta.
Prendete due fogli di colla di pesce (o qualsiasi altro addensante che riteniate più opportuno, animale o vegetale) e ammollateli dentro un piatto di acqua fredda. Dopo averli strizzati per bene, scioglieteli in un pentolino con del Grand Marnier. Attenzione a tenere il fuoco bassissimo, perché se si mette a bollire la salsina, diventa una schifezza.
Prendete una ciotolona e mettete prima il frullato di fragole. Poi unite la gelatina col Grand Marnier e, in ultimo, panna montata o yoghurt (dipende dal livello di libidine che volete raggiungere!), mescolando piano piano, anzi... "incorporando", che rende meglio l'idea.
Ora è il momento di riempire lo stampino da semifreddo, che avrete prima bagnato. Perché si bagna lo stampino? Perché questo è il momento in cui la mousse dovrà stare in freezer per circa tre ore, e quando la tirerete fuori, e vorrete assaltare il dolce, questo tronchetto di felicità opporrà una strenua resistenza a farsi divorare, prima di tutto restando tenacemente attaccato allo stampino: allora basterà immergere (per poco) lo stampino in acqua bollente, per far sciogliere il leggero strato di ghiaccio che avrete ottenuto con il semplice accorgimento di cui stavamo parlando poco prima, e dopo ciò la mousse si adagerà docile sul piatto da portare in tavola, e voi la potrete decorare con le fragole che avevate tenuto da parte (se sono riuscite a resistere nel frattempo alle varie morsicate delle locuste che vi girano in cucina).
Fragola è il mio gusto di gelato preferito. O il mio gusto preferito del Chupa Chups. Nel pieno del fragore del concerto dei Settlefish, il tecnico delle luci si gira, sognante, verso di me, catturato dall'aroma inconfondibile del lecca-lecca più diffuso al mondo, che stavo suggendo con fare meditabondo, cercando di capire come mai il miglior gruppo live italiano stia suonando davanti a 30 persone. Mi giro anche io, per aver percepito quello sguardo insistente sopra ai decibel del concerto: barba, aspetto rude, lui è quello che lavora mentre tutti si divertono. E mi chiede un Chupa Chups, con lo stesso tono di chi ti chiede una Luckystrike (Smells Like... Strawberry Spirit?). Stiamo lì sopra in piccionaia, mentre lì sotto il concerto esplode, coi nostri lecca-lecca alla fragola, accucciati sulle assi come se fosse una capanna di legno, sopra gli alberi, come i rifugi dei bambini.
E ancora baci al sapore di fragola nei messaggi di una bimba che sta provando a crescere, e non riesce a capire se l'uomo che sta dall'altra parte del telefono è vero ed in carne ed ossa, o è solo un poster attaccato alla parete di una cameretta.
E ancora "fragola" è il lucidalabbra del primo appuntamento. Me lo ricordo, il mio primo appuntamento. Ricordo la paura di fare brutta figura. Ricordo il bracciolo della portiera della macchina, afferrato inconsciamente con troppa forza per assicurarsi una via d'uscita: ma anche l'attrazione verso quella pelle appena rasata, quei capelli confinati alle buone maniere da molto molto gel, quella canzone casuale (ma non troppo) che usciva dallo stereo a cassette (Every Breath You Take). Dunque, anche lui aveva perso un sacco di tempo per prepararsi! Anche lui aveva immaginato questo momento, con la canzone perfetta! Anche lui aveva paura, ma non avrebbe voluto essere da nessuna altra parte!
Ora lei è lì, ed è tutto il pomeriggio che scruta ansiosa lo schermo del telefonino, e passa dall'euforia più totale, all'ansia di una parola capita male. Non sa cosa fare. Non sa cosa mettersi. Il primo appuntamento nel pieno fulgore dei suoi 20 anni. Passa il tempo, e si pensa che le cose non diano emozioni altrettanto forti, come un primo appuntamento, come un balzo nel petto per un messaggio arrivato, o una faccia riconosciuta al volo in mezzo ad altre cento. E invece mi scopro ancora davanti allo specchio, per farmi carina. Con un lucidalabbra alla fragola. Non è come il primo appuntamento, perché ora la paura ha assunto forme più strane e subdole (E se fosse diverso da come vuole farmi credere? E se io mi fidassi di lui?), ma la paura è rimasta intatta. E' rimasta lì anche l'emozione: ce l'ho ben presente il primo bacio del Gigante, che mi ha infiammato dalla testa ai piedi. E non è certo stato un bacio tra diciottenni!
Celami in te, dove cose più dolci son celate, fra le radici delle rose e delle spezie.
Più che il Tempo delle Mele, mi pare una primavera da Tempo delle Fragole.

28 aprile, 2008

INVOLTINI


Un simbolo parla per allusione.
Nelle arti figurative, il simbolo rappresenta ciò che, nel linguaggio, si esprime con una metafora: è una contrazione di un pensiero più complesso, ma allo stesso tempo è ben lungi da essere banale. E' affascinante, è suggestivo: nella brevità, si nasconde un significato denso, che si può spalancare all'improvviso, solo che una persona si metta a ragionare.
Non mi separo mai da un anello che ho comprato in Grecia, a forma di spirale.
La spirale è un simbolo prezioso, che condensa tutta la materia dell'evoluzione, o dell'ascensione al divino, o della ricerca della perfezione. E di tutte tre insieme.
La natura pullula di spirali, come le chiocciole, o i viticci delle vigne.
E gli involtini.
Si distendono le fettine di vitello in bella mostra, sul tagliere.
A ciacuna fettina viene dispensata la sua dose di prosciutto (o mortadella), formaggio (fontina, groviera, ma anche delle semplici sottilette!) e una fogliolina di salvia. Fatte le dovute distribuzioni, si arrotolano le fettine su loro stesse, e la forma perfetta della spirale viene sigillata con uno stuzzicadenti, a fermare il tutto.
Nella padella una nocetta di burro, mezzo bicchiere di latte, un mezzo dado e ciò che resta del salume del ripieno. Il bello di questo piatto rapidissimo è che, durante la cottura, dall'interno dell'involtino fuoriescono gli aromi del salume, della salvia, e parte del formaggio, il tutto filtrato dalla carne a spirale, e questo contribuisce ad un intingolo superbo, col quale annaffiare abbondantemente gli spiedini in fase di spiattaggio.
La spirale diventa molto più evidente quando l'involtino viene tagliato nella sua sezione orizzontale: tutti i nostri libri di geometria iniziano con una figura simile.
La perfezione della natura: ciò che sembra frutto del caso, in realtà, segue le sue leggi matematiche e rigidissime, e la perfezione viene ripetuta in ogni casetta di ogni lumaca dell'universo, o nelle celle delle api.
Non mi separo mai da questo anello a forma di spirale che ho comprato in Grecia: quando mi sembra di girare a vuoto, senza direzione, lo guardo, e mi ricordo che sto puntando alla perfezione. In ogni caso.
Quando guardo un quadro di Mirò, sgomitando con altre centinaia di povere vittime del ponte del 25 aprile, so che non sono tre fregi buttati a caso su una tela (magari graffiata, magari bruciata, magari inchiodata con altre cose che non c'entrano una mazza!), ma che anche Mirò cercava la perfezione.
Quando sto su un divano, in riva al mare, con uno Spritz in mano e Mario Biondi che mi canta nelle orecchie: "Questo è quello che sei!", so che anche in mezzo ad un tornado, quando tutto intorno gira all'impazzata, c'è un punto esatto, in mezzo al turbine, in cui si conserva la calma assoluta.
Quando nel bel mezzo di una partita, vedo una mia sorella crollare sotto i pugni di un'avversaria impazzita, e non capisco più nulla, e corro verso di lei, e mi piego su di lei, a spirale, mentre fuori l'avversaria continua a tempestarmi la schiena di colpi; ma dentro, sono lì, su di lei, tutta tremante dalla paura e dalla rabbia, e le dico, con la voce più dolce del mondo: "Non aver paura. Va tutto bene. Sono io, non ti preoccupare..". E in quel punto, nel guscio che ho creato con le mie braccia, si respira la perfezione.
Un'ultima avvertenza: ricordate di togliere lo stuzzicadenti.

21 aprile, 2008

CANEDERLI


Piatto antichissimo, di origine povera e contadina, anche se io l'ho mangiato nella versione "da nozze", con brodo di carne e speck mescolato all'impasto.
Si taglia a dadini il pane raffermo, quello avanzato dalla tavola di molti giorni. Si aggiunge latte, pepe, sale ed uova sbattute, mescolando ben bene, ma senza spappolare il pane: il pane deve diventare morbido, ma senza sfaldarsi.. abilità.
L'impasto deve riposare almeno due ore, soperto da uno strofinaccio. E mescolato, ogni tanto.
Trascorse le prime due ore, va fatto un soffrittino con speck e cipolla, in olio d'oliva (ebbene sì, così dice la cuoca!) e burro. Raffreddato il soffritto, si unisce prezzemolo sminuzzato con mezzaluna, noce moscata e un po' di farina.
Altra mezz'ora di pausa, per far fare amicizia ai sapori. Ed alla fine si possono formare i canederli, pallottole di circa 8 centimetri di diametro. Per non fare appiccicare la pasta alle mani, bisogna tenere una ciotola d'acqua a disposizione, ed inumidire di continuo i palmi. I canederli, poi, devono passare in mezzo alla farina, per definire i contorni.
I canederli cuociono nel brodo, e (secondo la regola generale di ogni cottura nel brodo nel mondo) quando vengono a galla, sono pronti.
Un segreto per le montanare principianti: prima di cuocerli tutti, se ne butta nel brodo bollente solo uno. Se l'impasto non tiene e si sfrappola, bisogna aggiugere della farina all'impasto.
Un'avvertenza quando siete di fronte ad una montanara pura: non usate il coltello per tagliare i canederli nel piatto. E' considerato come un insulto! La brava cuoca, infatti, cucina i canederli morbidi, e per tagliarli basta la forchetta..
La cuoca in questione ha cucinato i canederli perfetti, ed il coltello riposa sereno accanto al mio piatto. Canaderli in brodo, e canederli "nel töcc", cioè un umido di fagioli e pomodoro.
Ci sono due amiche che si conoscono da 35 anni, e si danno ancora del Lei. C'è un fabbro con le mani scure di lavoro: il maglio, nell'antro di Vulcano, gli sta dando da fare. Ma lo ripone per un istante, proprio per concedersi la tregua di questo pranzo. Fuori dalla finestra i Monti del Sole abbracciano queste case, dove un tempo si fermavano i viandanti a cambiare i cavalli stremati dalle salite.
La mia pilona preferita mi ha portato dai suoi genitori, per farmi staccare la spina da questi giorni strani. Ho capito bene il motivo solo quando eravamo già lì. Su un prato di erba a trucioli secca, sotto un'arcata azzurra puntellata dalle cime ancora bianche di neve. Ma la primavera sui germogli, tra i girini del lago, in mezzo al verde vivo del muschio.
Appoggio le mani ovunque, per tenere addosso la consistenza di quello che ho intorno.
Un fine settimana di pavimenti di legno che gemono sotto i passi, di piumone spesso ad accogliere un sonno profondissimo, di un librone di erbe aperto sulle ginocchia per miscelare la cura a tutti i mali del mondo.
Chi l'avrebbe mai detto? Tra le montagne bellunesi si nasconde una dj, che usa gli olii e le essenze invece della musica. Ho preso con me nel ritorno a casa una crema alla mirra, che serve per non fare rimanere le cicatrici sulla pelle. Non ho avuto il coraggio di chiedere se funziona anche per il cuore..