Informazioni personali

La mia foto
Spezzano, Modena, Italy
Inguaribilmente energetica, e contagiosa.

12 giugno, 2008

SEPARARE



Non sono mai riuscita a separare bene l'albume e il tuorlo dell'uovo.
Lo confesso.
Per lo zabaione, in cui è importantissimo che non trapeli neppure un po' di bianco. Perché si sente, nonostante lo zucchero tenda a coprire un po' il misfatto: sbattere il tutto furiosamente, fino a che la spuma gialla schiarisca, non serve quasi a nulla.
Il marchio della vergogna della cuoca rimarrà indelebile alle papille.
Separare le altre persone è facile.
Arriva in studio una piccola donna che tortura nervosamente la tracolla della borsa. Una piccola donna che si è pettinata con cura, prima di venire dall'avvocato. Una piccola donna che non sa dove cominciare: come si fa a parlare ad una perfetta estranea del dolore di un matrimonio finito?
E con il passare dei minuti, la tracolla della borsa è attorcigliata come un serpente. L'imbarazzo trascolora in rabbia trattenuta per troppo tempo. La piccola donna vorrebbe essere davanti al suo futuro ex marito per dirgliene (o dargliene) quattro.
Le separazioni, invece, diventano più problematiche quanto più vicino arrivano a toccarci.
Ieri sera il trillo del telefono mi fa fare la conoscenza con il figlio del mio ex marito: una foto, fuori fuoco, e tra le braccia di quell'uomo c'è un uomo piccolissimo, con gli occhi chiusi, tutto infagottato nel suo corpo nuovo nuovo, con cui dovrà fare conoscenza e con cui dovrà vivere tutta una vita.
Il corpo dell'uomo grande sembra la custodia del corpo piccolo piccolo. Vengono uno dall'altro, come tuorlo e albume. E un giorno si separeranno, quando quelle gambe riusciranno a camminare lontano da sole.
Cancello la foto sul telefono, consapevole di quanto la mia separazione sia diventata veramente siderale.
Per quanto dolorosa appaia sul momento, la separazione generalmente è un bene: guai alle persone che dovrebbero essere unite, e invece sono separate senza saperlo. Pur vivendo nella stessa tana, pur dormendo tra le stesse lenzuola. E mi vien da abbracciare questa ragazza solare e bellissima, ferita nei propri sentimenti da un uomo che l'ha illusa, e non la merita. Non la conosco, non so la sua storia. Ma l'ho bersagliata di uno dei miei slanci istintivi di affetto, e credo di non aver lasciato cadere un bel gesto nel vuoto.
E c'è quest'altra separazione, con cui ho a che fare.
Una separazione fisica, non voluta. Una lontananza di luoghi che, in alcuni momenti, diventa dolorosa, per la voglia di una persona. Di averla vicino, di toccarla, di sapere che non è tutto un sogno, ma che sta succedendo davvero.
Quanto poco basta per essere felici! Quanto poco basta per insinuare un dubbio o una paura! Quando gli occhi non si specchiano a vicenda, e bisogna interpretare, immaginare, ipotizzare.
Una separazione tutta tesa al prossimo ritrovarsi. Una separazione che non è una separazione: è una sospensione accidentale della fusione tra due vite.

09 giugno, 2008

GNOCCO STRAPPATO



In buon italiano si dovrebbe dire LO gnocco.
Ma se qualcuno dice LO gnocco, e non il gnocco, vuol dire che quel qualcuno non è modenese.
Il gnocco fritto è il pasto dei contadini.
Si alzavano molto presto, un tempo. Alle quattro di mattina, per governare il bestiame e per il lavoro sui campi, con le pendenze clementi dell'Appennino Modenese. L'erba dei prati ancora madida di guazza notturna, o le rade sterpi cristallizzate di ghiaccio scintillante. Scarponi sformati. Lunghe falci da ripassare con una pietra riposta nella cintura, per essere affilate. Cappelli di paglia da cui scendeva copioso un sudore acre di fatica.
Alla mattina alle sette, quando il sole cominciava a scaldare la terra, già erano trascorse dure ore di lavoro: quelle più produttive, perché graziate dal caldo, dagli insetti e dall'umidità feroce che sale dalla pianura padana. Era allora che si faceva colazione: ceste di gnocco fritto, portate dalle donne. La pasta del gnocco viene tirata con il mattarello, in larghi lenzuoli di sfoglia. Tagliata a rombi con una rondella frastagliata, che lascia il bordo del lembo a zig zag. Tuffati i pezzi di gnocco nell'olio bollente, o nello strutto, si gonfiano come palloncini, e vanno girati rapidamente, con un cucchiaione di legno, perché in un intervallo molto breve il gnocco si può bruciare. Bello il momento in cui la pasta esplode in tutta la sua pienezza.
Buono il gnocco caldo dopo. Con i salumi. O con la marmellata di amarene.
Ora il gnocco non si mangia più nei campi. Ma i pochi bar di Modena che alla mattina friggono gnocco e lo servono caldo per colazione sono sempre stipati di gente in fila, pronti a prendere l'ultimo pezzo di gnocco ancora bollente.
Mi piace osservare il viso di chi mangia gnocco per la prima volta, venendo fuori da Modena.
Il viso in questione, poi, mi era particolarmente caro. E mi sono saziata di riflesso del gusto con cui pescava a piene mani nei ciccioli, nel lardo, nel salame morbido e profumato.
Pioggia battente, in stazione a Bologna. Ho con me un ombrello largo, che possa tenere tutti e due coperti. Scende per ultimo dal treno, proprio dal portello in cui mi ero fermata per aspettarlo, con la maglia degli Springboks e gli occhi luminosi.
Nell'attimo in cui mi lancio verso di lui per abbracciarlo e baciarlo, un mariuolo ne approfitta per fregare l'ombrello: c'è sempre qualcuno disposto ad approfittarsi della felicità altrui.
Ma chi se ne frega: a questo punto posso anche permettermi di passare tutti i semafori di Bologna col rosso. Sono felice, sono un fiume di parole in piena, mentre l'emozione appanna dal di dentro i vetri della macchina.
Ho un vestito carino. Ho i tacchi alti. Volevo essere bellissima per lui.
E il tempo va un po' a farsi benedire. Si ripete quella stortura, già avvertita fin dalle prime volte in cui stavamo insieme, per cui molte ore si condensano in cinque minuti.
Domenica ho ricevuto un ulteriore regalo della vita, l'ultimo in ordine di tempo.
L'emozione unica di giocare una partita insieme con il mio uomo.
Mentre le altre ragazze il loro uomo lo avevano di fronte (era lo scontro interno tutto formiginese tra le Foxy Ladies e la Serie C maschile), pilone contro pilona, mediano contro mediana, io lo avevo al mio fianco. Con il batticuore tutte le volte che andava ad impattare. Con la percezione fisica della sua rabbia tutte le volte che gli avversari impattavano me.
Alla fine della partita ci siamo ritrovati distesi sull'erba, a bordo campo. Io gli bagnavo i polsi e le tempie con acqua fresca. Senza parlare. Io tutta scarmigliata e rossa in viso. Lui in un bagno di sudore. Ma me lo sentivo troppo nostro, quel momento. Siamo andati insieme verso gli spogliatoi, ed era mezzo un abbraccio e mezzo un allacciamento di ingaggio, non si capiva tanto bene.
Quando il treno è ripartito, la sera stessa, verso il profondo nord, sono rimasta sul binario a guardare l'ultimo vagone sparire alla mia vista. Tanto belli i treni quando arrivano, tanto brutti quando si allontanano. Banale? Forse.
Ho abbassato la visiera del cappellino del Galles, mi sono messa le mani in tasca e sono andata a rifugiarmi nell'abbraccio rassicurante dell'Olga.

03 giugno, 2008

PANE TOSTATO


Un anno di emozioni nuove, che arrivano come regali meravigliosi.
Grazie a tutte le mie sorelline, e a tutte le sorelle delle altre squadre.
Ce ne sono tante, di immagini da portare nel cuore.
E mi dimenticherò sicuramente qualcosa, perché non ho ancora fatto in tempo a far depositare tutto quello che è successo.
Le Pantere Rosse al gran completo.
La Giorgia e la Tilde.
La Lina.
L'Annalisa e le sue stampelle.
La Principessa.
Rama.
La Lucy e Ubo, meravigliosi tifosi.
Tutte le vicentine, e la gara a chi urla più forte.
E Mauro, che ci ha strizzati come un panino con un abbraccione.
Argos con le mutande rosse.
L'Olga e il suo richiamo durante la corsa folle.
La mia mamma che mi aspetta sulla linea di meta, urlando perché io corra più forte.
E Stefano, e la Ninni, e la gioia che mi date.
E il pallone che vola in mezzo ai pali.
La Serenella con il tutù e la parrucca rosa.
E il cuore pieno come non mi succedeva da un sacco di tempo.
La doccia più lunga dell'anno.
E..
"Ciao, Lara".
Si spalancano gli universi, con le rivelazioni più semplici.
Come l'odore di una pelle.