Non possiedo ricette, formule magiche. Ogni gelato che fabbrico ha un particolare profumo, il suo profumo. Non è mai eguale a quello prima, non sarà mai eguale a quello dopo. Ognuno, però, fa affiorare il ricordo di qualcosa; un viaggio, una passeggiata, una persona cara, la donna amata.
Informazioni personali
- djlara
- Spezzano, Modena, Italy
- Inguaribilmente energetica, e contagiosa.
18 agosto, 2011
COMBINAZIONI ENERGETICHE RESPONSABILI PER RIEQUILIBRARE LA PRESSIONE DELL'UOMO SULLA TERRA
Taglia le zucchine a bastoncini verticali, lunghi più o meno 5 centimetri.
Guarda il telefono: deve arrivare un messaggio dall'ospedale. Ormai si sono rotte le acque già da un giorno e mezzo, e dovremmo quasi esserci.
Taglia nello stesso modo anche le carote.
Guarda di nuovo il telefono, e pensa a quando l'hai conosciuta, sugli spalti dello stadio a Parma. Ti ha guardato e ti ha detto: sì, vengo a giocare. E quella risposta, diversa dai 100 no a cui eri abituata e quasi preparata, ti fa sorridere.
Bisogna sminuzzare il prezzemolo, e tritare la cipolla. Fare sfrigolare fino all'imbionditura, e grattugiare un po' di scorza di limone, per il profumo.
Bassi, tocco, pausa... ingaggio. Non hai idea di cosa possa essere, una donna di fronte al suo primo parto. C'è chi lo aspetta con ansia, chi lo teme, chi prova tutte e due le cose contemporaneamente.
Prima le carote, in padella, che sono più lunghe a cuocere. Mezzo bicchiere d'acqua, e un getto di vino bianco. Poi le zucchine.
Ancora il telefono non dà segni. Forse prende male: prova a chiamare la Bomba.
10 minuti in padella: veloce veloce. Ultimo tocco di sale, e va fatto raffreddare.
Una julienne che accompagna la carne bianca aromatizzata.
E ancora il telefono non suona.
Dai, spingi. Che sei una pilona.
A presto.
12 luglio, 2011
PANCONE
E ci sta, ora, che io prenda in giro chi non sa cucinare.
Mi ricorda bei tempi andati, in cui il tempo era poco, la fame era tanta, e bisognava ottimizzare un frigorifero spoglio e una mansarda in cui, appena si accendeva un fornello, sembrava di stare in una sauna.
Per cominciare, la pancetta, che dà tanta soddisfazione. Diventa il minimo comune denominatore per qualsiasi piatto, primo secondo o in ordine sparso che sia. E già rende un po' l'idea di proteine, di sostanza. Tutto il resto diventa il "qualcos'altro" da metterci in mezzo.
Per esempio, la versione "light" (!!!) del pancone, che prevede l'aggiunta di pomodoro, uova e sottilette. Più qualche ingrediente segreto, attinto dai barattoli della mensola sopra i fornelli. Sempre aperti, i barattoli delle spezie, visto che non bisogna correre il rischio che nell'altra mano ci sia una birra. E casomai appoggiarla, o altre assurdità.
Il pancone prende forma, o meglio, si sforma in tutto il suo splendore. Pronto da mangiare alla forchetta o al cucchiaio (dipende dal numero delle uova). Con abbondante utilizzo di pane, che diventa indispensabile soprattutto quando prima è scappato il peperoncino.
Il pancone è studiato nei centri di preparazione alle uscite degli astronauti nello spazio, perché contiene tutto: materia e antimateria. Nutrimento, gusto e soddisfazione.
L'importante è non dover andare a giocare a rugby subito dopo, il pancone.
Perché il pancone è nemico dei campi da rugby, così come è nemico dell'acqua. Acqua e pancone formano un calcestruzzo compatto e viscoso, nello stomaco, con un peso specifico elevatissimo ed una consistenza inadatta ad essere contenuta da un apparato digerente.
Il pancone, inoltre, è altrettanto nemico del divano, poiché la posizione orizzontale favorisce la fuoriuscita della sostanza, a guisa di blob, come insegnano i peggiori film d'orrore a basso budget.
Il pancone sarà ricordato a lungo, dopo averlo incontrato.
E dolorosa la separazione fisica da questo elemento, che si farà riconoscere in maniera ancora più incisiva all'uscita.
Per sintetizzare: assunzione pensierosa, permanenza difficoltosa, espulsione penosa.
(Dedicato all'autore della ricetta: un uomo meraviglioso, che spero non me ne vorrà, per questo amabile sfottò. Anche perché ciò significherebbe aumentare la dose del peperoncino, nel pancone. E questo non è umanamente sopportabile)
27 giugno, 2011
MAD WORLD
Rimango con le chiavi a mezz'aria, nell'atto di aprire la porta.
Sta sulla maniglia.
Il sacchetto della spesa, floscio e ammainato, con dentro i miei 4 stracci.
Dicono che il succo di frutta più caro al mondo sia il succo di arancia bonsai. Per farne un litro, se ne spremono migliaia.
E costa quanto un piccolo appartamento.
Dev'essere veramente un cazzata, ma è la prima cosa che associo a questo sacchetto: un succo di una storia.
Anni di treni presi e aspettati. Anni di mancanza lancinante.
Anni di rabbia repressa, speranza sfumata, illusione e risveglio.
La distanza, poi la rottura.
E rimane questo sacchetto appeso alla maniglia della porta, a ricordarmi che non esistono strade diritte.
Non esiste la quiete conquistata, ma un equilibrio apparente e temporaneo.
Una bolla di rapporti che rischiano di esplodere.
Una vita in bilico.
La persona più cara che mi guarda, da sopra la federa di un cuscino, e mi dice: "Mi sembra di vivere in una gabbia di matti!".
Iscriviti a:
Post (Atom)