Informazioni personali

La mia foto
Spezzano, Modena, Italy
Inguaribilmente energetica, e contagiosa.

12 maggio, 2009

PUTTANESCA VACCHESCA!

Da fare rigorosamente quando Ennio non c'è, perché l'omone ha il radar per le minime tracce ittiche nei piatti. Tanto nordico da non sopportare neppure un accenno mediterraneo!..
E dire che è così sapida, consistente, appetitosa, e soprattutto.. rapida.
Cava d'impaccio in un sacco di occasioni da fame improvvisa.
Gli spaghetti sono pronti in un attimo, e il sugo si prepara prima che l'acqua abbia cominciato a bollire.
Bisogna tritare due spicchi di aglio. E spezzettare finemente 5 belle acciughe. Dopo si soffrigge l'aglio fino alla doratura, e si finiscono di dissolvere le acciughe nell'olio. Poi si mettono dei bei pezzettoni di pomodoro, capperi e olive nere intere (le greche sono fantastiche, per la puttanesca, ma anche olive taggiasche.. a preferenza). Non è da salare, perché gli ingredienti, già di per sè, tendono ad asciugare ogni presenza di acqua nel corpo umano!
Ho semplificato molto la cucina, ultimamente.
Perché sono impedita da vari orpelli tecnologici attorno alla mia gamba destra.
Fasciature, pomate, ghiaccio, stampelle, ginocchiere, tutori.
Mai dedicato tanta cura ad una parte del mio corpo!
Perché, finalmente, il mio caro ginocchio destro è riuscito ad attirare la mia attenzione.
In maniera un po' rocambolesca, magari: ma prima di ciò i suoi discreti avvertimenti non erano riusciti ad oltrepassare la soglia minima di mia considerazione.
Campo insidioso, quello di Sesto Fiorentino.
Pareva che le recenti piogge avessero addolcito la ruvida crosta di terra, ma ciò solo in superficie, purtroppo, ed ogni colpo rimbalzava forte e risaliva sulla caviglia.
E' bastato un minuto.
Un cambio di passo.
Il piede che si punta troppo bruscamente.
E quello scrocco sinistro che mi si ripropone in testa ogni notte, da quel giorno.
Da lì, la scena madre in campo!
(chiedo scusa per l'eccessiva teatralità)
Credo di aver mandato al diavolo anche la dottoressa che provava ad avvicinarsi, in quel momento. Poi, di nuovo, l'uscita prima della fine della partita. Uff...
Da lì è cominciato il dialogo, col mio ginocchio..
"Eh, va bene.. hai ragione tu. Adesso, però, cosa vuoi?"
E' decisamente un'articolazione permalosa: ora si rifiuta di sorreggermi, persino. Come se fosse in sciopero. Io provo a coccolarla in ogni modo, ma non mi dà retta.
Credo che non me la caverò a buon mercato, stavolta.
Ma che si può fare? Come dico a tutti quelli che mi vedono con le stampelle, e scuotono la testa, e si mettono la faccia di HAI-SBAGLIATO-SPORT...
Beh, le cose che si usano, si rompono.
Tutto qui.
Non c'è masochismo, o una qualche causa da sostenere.
Il problema è che in Italia c'è una cultura dello sport che fa schifo: si fa sport per sfogo, per divertimento, per uscire di casa. E le donne, poi... Ancora peggio. Si fa sport per dimagrire, per socializzare, per avere un argomento di conversazione. E non per il motivo più semplice.
Perché fa bene.
Perché fa stare bene.
E lo dico anche ora, con le stampelle.
Soprattutto ora: che dovrò prendere nuovamente le misure, con questo corpo. 35 anni, e non lo conosco ancora bene. Perché cambia, e semmai il problema è la mia testa, non gli dà abbastanza retta.
Smettere? Non se ne parla neanche.
Adattarsi, questo sì.

27 aprile, 2009

"GOLDEN OLDIES" QUART TORNEO INTERASIONAAL CITAT DI UDIN




 
Ho imparato che i cuochi preferiscono i Metallica. Sia Lucio/Balucio in piena crisi d’identità per troppi cambi repentini di nick-name, sia gli eroi del terzo tempo, che hanno sfamato 200 e più animali di varie nazionalità, per poi concedersi un pogo di fine serata come meritato riposo.

E si è aperto e chiuso così, il torneo: coi Metallica.

m.map & signora: i primi incontrati, ai piedi del palazzo ubriaco. E se il buongiorno si vede dal mattino, l’inclinazione di quell’edificio non doveva far presagire nulla di buono. "Mi raccomando, non mi fate sedere di fianco agli inglesi, che sono timida, e poi l’inglese non lo so parlare". Prova te a spiegare cos’è il frico ad un inglese/colombiano che gioca con gli Irish solo perché il campo è vicino a casa sua..

E soprattutto, non ha prezzo imparare la storia italiana in inglese. Chissà poi se si dice veramente Liberation Day?.. Mah, io so solo che se tua moglie la chiamano Santa Subito ci dev’essere pure un motivo molto valido..

E scoprire che il posto più sicuro al mondo per tenere i dischi, i tuoi bimbi più cari, è il retro di una affollatissima Land Rover, con targhetta di benvenuto in gaelico. Anche se poi, i dischi, li scaravolterai tutti per terra, più tardi, appena ti parleranno di matrimonio. Non sapevo che a Udine vendessero la Pravda veramente, ma solo settimanale.. E accorgersi che ti vergogni un po', far bere una Guinness italiana ad un irlandese. Avrai, comunque, sempre dietro le spalle la risata satanica della Fiammy, appena dirai una cazzata. Che succede anche abbastanza spesso, tutto sommato.

Non imparerai mai che un microfono, anche tenuto a distanza, fa sentire lo stesso le voci: e sei una dj, non una cantante. E puoi beccare al millesimo la battuta di un pezzo musicale, ma non sai cantare l'inno nazionale a tempo.. Rada, mi dispiace tanto per il tuo ginocchio: speriamo che per giugno il cocomero si sia sgonfiato. Altrimenti, lo metteremo sotto ghiaccio, e ne faremo un uso acconcio. Pulici, invece, deve neutralizzare a modo suo la maglia bianconera che è costretto, suo malgrado, ad indossare: niente di male, ma il risvolto è che, con un caldo assassino, deve comunque portare due maglie: bianconera fuori e granata a contatto con la pelle. Niente a che vedere con il nudismo dilagante della maggior parte dei partecipanti: il Dirigente Marckymax, che ritiene comunque naturale scorazzare in costume da bagno tra la gente dopo una partita: o ti vesti, o ti spogli del tutto e fai lo streaker come si deve, mica queste vie di mezzo che non sono né carne né pesce.. Pesce? Chi ha detto pesce? O il trenino dei francesi, che si tenevano con un guinzaglio di spago per le palle.. Fuori di metafora! Va beh.. Ho visto anche di meglio, tutto sommato.. O ci ho provato: perché se chiedi ad un inglese “Show me yours!”, il minimo che ti puoi aspettare è un’evidente alzata di sopracciglia! L’unico nudista giustificato era Delvy, che ha mostrato le sue grazie solo per poi essere immediatamente ricoperto con tutto il campionario del merchandising London Irish. Cicca, invece, ha imparato a fare il satellite lontano dal volume del mio mixer: e per questo si è guadagnato mezzora in più in consolle a Bologna (ma sempre col limitatore, beninteso!). Ho imparato che esiste una benedizione urbi et orbi per le camioniste, e si fa col prosecco. E che puoi mettere tutte le canzoni più belle del mondo, ma il riempi-pista più efficace rimane sempre un piccolo ed innocente momento lesbo.. Ho imparato che ci sono persone che mi riempiono il cuore di gioia, quando le rivedo. Tutte le volte. Ubo, ed Esse, e Zorry. Anche se, in mezzo al casino, si fa fatica a trovare un momento di calma e fare due chiacchiere. Ma va bene anche così: anche quando vedi da lontano che chiudono gli occhi, per cantarsi una canzone bella di Ivan Graziani o degli Skiantos, che non sentivano da un po’. E Phoebe, la facciamo o no, ‘sta squadra a XV? Che qui si fa notte, e tanto noi la maglia muccata ce l’abbiamo proprio sulla pelle, fatta con gli ematomi! Obbb, e tu spiegami come mai stamattina ho aperto la borsa e l’ho trovata piena di tette incartate colorate?! E tutti quelli sugli spalti, che macinavano le tessere gialle delle birre. Ma siamo sicuri che la Coppa Chiosco sia stata assegnata regolarmente? Perché ho visto che gli Urogalli avevano dato in appalto alcune tessere ai giocatori di Portogruaro e alle Fighters.. E allora?! Vi piace vincere facile.. Che poi, diciamocela tutta, la Coppa più ambita era proprio quella del Chiosco, mica quella che si giocava in campo!.. Ma nessuno lo aveva detto agli inglesi, che hanno strabuzzato gli occhi quando all’inizio della prima partita è atterrato il tavolo con le vettovaglie, e sembrava che fossero arrivati gli UFO...

Perfettamente a loro agio i primini: Newrunner, che non si voleva far mancare niente, ha battezzato anche la maglia da arbitro.. Ma c’era ben poco da impanare, a Udine.. Il Conte Ernio del Disco aveva fatto richiesta in carta bollata, al Sindaco, di avere una bella giornata di sole. E così è stato.. pure troppa grazia, direi, a giudicare dal grado di coloritura di certi visi normalmente pallidi.. Ted no, che è sempre fosforescente. Ma Pul.. Ellis.. Si sospettano lampade, a dir la verità, per meglio figurare con i numerosi flash della stampa presente, o per il favore delle sostenitrici.

Non imparerò mai che non vanno prestati i cappelli alle feste: così facendo, mi sono giocata il mio bellissimo basco degli Old Blag’s.. ma mi consola solo una cosa. Di sicuro, CHIUNQUE me l’abbia fregato, sta malissimo col basco..


Non si capiva niente?

Come i miei annunci al microfono.

Ma è stato bello, davvero.

Porc... Ho cannato Gaber per Mc!

07 aprile, 2009

NERO



Cerchi di convincerti che tutto intorno sia sempre lo stesso, quando si spegne la luce.

Ma spalanchi gli occhi, aumenti il respiro, e dal nero affiorano le tue angosce.

Un bambino serio dagli occhi cerchiati, con la frangia appiccicata alla fronte.

Una mano che ti tiene ferme le braccia.

O semplicemente il nero, che si spalanca all'infinito.

Una paura atavica. Quella di essere sepolti vivi.

Quella che mi faceva voler uscire in giardino in piena notte, per stringere l'erba tra le dita e guardare una placida notte di stelle. Quella che mi ha fatto impazzire in metropolitana a Barcellona, quando ho cominciato a correre tra la folla, facendomi largo coi gomiti e con la disperazione, per trovare un varco verso la superficie. Quella che coglie all'improvviso, se salta la corrente elettrica nella casa in montagna, e all'improvviso hai la percezione terrorizzante di essere da sola e vulnerabile.

Notte fonda.

Nel letto.

E una scrollata di spalle dei colossi della terra polverizza le costruzioni dell'uomo.

10 centimetri di differenza per la terra.
Una vita in frantumi per molti uomini.

Penso a quella vecchietta che hanno tirato fuori dal buio, dopo 30 ore, viva, lei e i suoi 98 anni.
30 ore di buio.
Faccio rapidamente le proporzioni tra la mia paura della metropolitana e 30 ore di buio.
Lei ha lavorato all'uncinetto.

Ieri sera sono tornata a casa.
Guardavo i muri, che hanno strappato commenti di ammirazione a tutti gli artigiani che hanno lavorato lì dentro in questi mesi: "Eh, sì, questi sì che sono muri. Mica come adesso, che vogliono risparmiare, e li fanno sottili come la carta velina. Questi sono muri d'altri tempi..".

Avevo nelle orecchie tutte le telefonate del giorno, le preoccupazioni, le rassicurazioni, le attese, le incertezze sul da farsi.

In altri tempi ero partita: per andare in Umbria, a Nocera Umbra.
Ricordo il cambiamento di atmosfera quando scendeva la luce.
Fino a poco prima, la gente si attardava a bere Sagrantino nei bar sul limitare della zona storica. E noi prendevamo ampie sorsate da quella fontana che si diceva miracolosa, per il fegato.
Ma quando veniva sera, non si aveva più voglia di ridere.
Le travi messe a puntellare le facciate diventavano oscene, scheletriche, pericolosamente precarie. I cavi e la plastica che oscillavano al vento. Niente luci che si levavano dalle finestre e dai lampioni.

Le luci dal campo uscivano attutite, parate dalle tende. Dentro, sagome di uomini che si intravvedevano appena, e rumori smorzati, sempre sottovoce, per questa vicinanza necessaria e odiosa. Le lunghe panche del refettorio, e il sapore metallico dei grandi mestoli e delle pignatte militari.

Ricordo Lorenzo. Abitava vicino a Milano. Aveva una barba talmente ruvida da aver rovinato tutti i rasoi a disposizione nei primi giorni. Si presentava al mattino presto, con la faccia piena di schiuma, davanti ai lavatoi, e intraprendeva la sua quotidiana battaglia facciale, come impugnando un machete.

Ricordo Francesco. Ci ha messo qualche giorno, a cominciare a parlare. Timidissimo. Eppure era partito anche lui, insieme a tutti quanti, senza sapere bene che cosa avrebbe fatto lì, di preciso.

E lei.
Dove sei, adesso? Chi lo sa..
Non mi ricordo neppure il tuo nome. Mi dispiace.
Eravamo immediatamente diventate amiche, per quelle combinazioni strane di tempo e di luogo che ti portano ad avvicinarti alle persone in maniera anomala. Inseparabili. Ci siamo sentite anche dopo, a lungo. Lei ha avuto un figlio. E l'ho persa. Mi rimane solo quell'immagine di lei, quei suoi riccioli biondi che scappavano da ogni parte.

E l'immagine di quella sera.

La Patrizia di Terni sosteneva a spada tratta che il salame umbro è nettamente superiore al salame emiliano. Io e Francesco a difendere strenuamente i sapori della nostra terra d'origine. Gli altri che aspettavano di poter giudicare sul campo. Il salame emiliano non era nella dotazione del mio zaino, ma Patrizia, invece, si presenta una sera alla tenda comune con bel cesto di salami, chiamati "coralline".

C'era un'atmosfera strana, quella sera: sarà stato il compleanno di Patrizia. Sarà stato che era una delle ultime sere del nostro soggiorno in tendopoli. Sarà stata la voglia di normalità, dopo una giornata passata tra i container. Abbiamo anche ballato.

Lorenzo mi si è avvicinato senza dire una parola.
In seguito mi ha confessato che non aveva mai ballato in vita sua, e non sapeva come mai aveva deciso di ballare, proprio quella sera. Mi aveva scritto una poesia. Che si chiamava semplicemente: "Bella".

Tutto è riaffiorato, contemporaneamente, vedendo il ventre aperto e squarciato de L'Aquila.

E' ricomparso anche l'istinto di partire.
Ma quanto è cambiato da allora!..
Non posso più. Non come allora.
Ho mille legami che mi tengono qui. Ho fondamenta. Ho una casa.
E questo mi rende più nitida la percezione della rovina.