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La mia foto
Spezzano, Modena, Italy
Inguaribilmente energetica, e contagiosa.

27 aprile, 2010

SE IO FOSSI SENZA PELO



Che cos'avrà mai, sul collo, di così buono? Che mi vien sempre voglia di infilarmi lì in mezzo..
Certo, adesso di odori buoni ne so parecchi: in alcuni giorni, dalla finestra di quella cucina vengono fuori certe promesse di paradiso che mi metterei in mezzo al prato, col naso per aria e la pancia a terra, solo per annusare in santa pace.
Ma poi rimango così ben poco, perché arriva subito quell'altro coglionazzo di mio fratello, e mi salta addosso: vuole sottomettermi, quel piccolo ammasso di pelo.
E' sempre la stessa storia: se io prendo il papero di pelouche, lui vuole il papero di pelouche. Se io prendo una tigella rinsecchita da rosicchiare, lui, guarda caso, vuole la stessa tigella.
E se arriva giù lei (dio solo sa quanto l'ho aspettata, che scendesse quei benedetti gradini, per darci una carezza o un biscotto) ecco subito che si mette a saltare come un matto, e me la vuole monopolizzare tutto il tempo.
Ma lei è brava però: non fa delle preferenze. Ci prende su in braccio tutti e due. E io, mentre sono lì vicino, ne approfitto anche per dare un bel morsicotto sull'orecchio del coglionazzo, così impara ad essere troppo invadente.
Mi ricordo poco, di quando sono nato.
So che c'era sempre lì la mia mamma, e che diventava sempre più magra, con me e tutti i fratellini (coglionazzo compreso) che tiravamo latte come dei matti.. Poi non è stato più lo stesso, da quando abbiamo messo su i denti: non so perché, ma adesso se ci attacchiamo alla mamma lei si arrabbia di brutto, e ci dà una bella testata per scostarci via.
Ma era così buoooono, quel latte.
Me lo sognavo anche di notte.
E mi sognavo di correre.
E di abbaiare.
Fine.
Non è che abbia poi tutta quella scelta di sogni, da sognare. Però mi piaceva lo stesso sognarli, anche se erano sempre gli stessi.
Ora sogno anche questa cosa qui: il collo di lei, quelle poche volte che ci arrivo.
Lei è strana, perché non ha il pelo. E non abbaia: cioè, in realtà qualcosa lo fa, soprattutto se faccio la pipì sul tappeto, ma non è proprio proprio un "abbaiare". Forse deve ancora imparare: io ci provo a insegnarle come si fa ad abbaiare, ma più io abbaio, più sembra che lei non capisca.
E' proprio strana.
Ma anche lei mi dà delle cose da mangiare buonissime..
Forse lei è la mia preferita proprio per questo: perché mi fa sempre mangiare tanto.
Chissà se lo fa anche per gli altri, oltre che per me, il mio fratellino coglionazzo, e l'altro grosso senza pelo: anzi, quello grosso un po' ce l'aveva, il pelo sulla faccia! Ma una mattina ho visto che non ce l'aveva più: sarà la primavera, che non c'è freddo e il pelo non serve più, per coprire la faccia. E però io il mio pelo ce l'ho ancora, e ci vanno in mezzo tutte delle bestioline schifose, ah, che se le prendo con i denti, gli faccio vedere io, gli faccio vedere!..
Va beh, torno dal fratellino coglionazzo.
Speriamo che lei arrivi presto.
E che ci dia sempre da mangiare.
Non so come si chiama questa cosa qui, perché non l'avevo mai sentita prima.
Ma se fossi senza pelo, penso che la chiamerei amore.

26 marzo, 2010

PROPRIOCETTIVITA', T'AVESSI PRESO PRIMA

Le segretarie degli studi medici si somigliano un po' tutte.
Hanno il bancone sempre un po' alto, a cui ci si appoggia stando in piedi, mentre loro, da dietro, rimangono sedute e sembrano un po' in trincea. Guardano la gente tenendo gli occhiali sul naso, e lo sguardo diffidente.
Perché la gente, negli studi medici, generalmente si lamenta.
Soprattutto se lo studio medico in questione è quello del fisiatra, o dell'ortopedico.
E allora è un concerto di ululati, soprattutto quando cambia il tempo.
Le segretarie degli studi medici sfarfallano gli elenchi dei pazienti, sopra la scrivania. Rispondono al telefono, mantenendo gli occhi fissi sul monitor del computer. E con gesti secchi e precisi tengono a distanza ogni tentativo, dall'altra parte del bancone, di lanciare lagnanze come bombe a mano.

Ma basta girare l'angolo e scostare la tendina della sala d'attesa che si spalanca tutto un altro mondo.
Luce chiara di neon, legno chiaro del parquet e delle spalliere sulle pareti.

Laura mi accoglie con il sorriso e il candore abbacinante della sua maglia e calzoni bianchi da operatore sanitario.
Montatura degli occhiali rossa, piccola e bassa, capelli corti e sbarazzini, e due braccia come le mie gambe.. Pardon? Guardo meglio. Sì sì, non gliele hanno montate per sbaglio. Sono due gru da cantiere edile attaccate ad una struttura leggera come una farfalla. Ed un modo di fare disarmante.
Sei lì che ti abbandoni, sul lettino, con intorno tutte le forme colorate della rieducazione motoria: palle colorate, palle morbide, di tutte le misure, come tante bolle d'arcobaleno. Disegni di bambini sulle finestre: "Grazie Laura perché adesso cammino bene e posso giocare ancora". L'ultima puntata dell'Isola Dei Famosi raccontata a beneficio di tutti i presenti, sparpagliati tra un deambulatore ed una cyclette..
E mentre apprezzo sulla guancia la morbidezza del cuscino e sono pronta ad arrendermi... TRAK!
La mia caviglia è presa nella morsa senza scampo di quelle due braccia, dotate di vita propria, che girano il piede senza pietà in tutte le direzioni consentite, e spezzano le resistenze di due mesi di inattività totale.
Ingenuamente, credevo che il dolore più atroce sarebbe stato quello dell'infortunio, ormai alle mie spalle. Mi sbagliavo.
Ma non posso farmi vedere così frignona proprio adesso, proprio davanti a Giuseppe che è caduto sul ghiaccio trascinato dal suo pit bull. Davanti ad Anna, con la schiena esausta dopo una vita di lavoro e di pastasfoglia tirata col mattarello. Davanti all'altra Laura (non la fisioterapista) che ogni giorno mette a posto un arto, per scoprire, durante la nottata, che gliene fa male un altro..

Ma soprattutto, non davanti a Beppe.
Settantaquattro anni, svirgolati brutalmente da un ictus.
Quando entra in palestra annuncia trionfalmente: "Ecco qui tutte le mie donne!...". E appena dietro di lui quella santa donna di sua moglie, che lo rincorre con il bicchierino del caffè in mano, allungandogli uno scappellotto appena vede che bacia qualche fanciulla.
Beppe si prepara una barzelletta ogni giorno, da raccontare a tutte le sue donne (Giuseppe e Norberto non vengono neanche considerati), e sono sempre barzellette sporche..
Non fa gli esercizi che gli sono imposti: ne accenna due o tre, poi lascia perdere e si dedica all'intrattenimento, che è poi l'unico vero motivo per cui è lì, credo.
Laura lascia fare, e sospira. Anche sua moglie, e aggiunge: "Pensate che quando è a casa, invece, dorme sempre!".
Alla fine, invitano me ed Ennio a casa loro, a mangiare le tigelle. E ci sta anche bene, che saltasse fuori qualcosa da mangiare anche da questo posto: la palestra meno salutista del mondo.

Ma non è ancora il momento di pensare ai piaceri della vita: è il momento della mia bestia nera.
La tavoletta propriocettiva.
La propriocettività è una forma di sensibilità dell'organismo, grazie alla quale si riesce ad avere la percezione di sé in rapporto al mondo esterno. In pratica, sapere in quale posizione ci si trova, anche ad occhi chiusi, e saper reagire agli stimoli esterni che tendono ad alterare la nostra posizione nello spazio.
Facile.
Lo sanno fare anche i bambini.
La prima volta che ho avuto a che fare con la tavoletta propriocettiva, prima di tutto, non ne ho saputo pronunciare il nome. E già questo avrebbe dovuto mettermi in guardia da lei.
Ma l'ho sottovalutata, quella bastarda..
In piedi, su quella piattaforma infernale, prima è stata la sorpresa: ma come? Che fine ha fatto il mio equilibrio? La caviglia si rifiutava di fare ogni cosa.
Poi è arrivato il turno dell'incazzatura pazzesca.
Ogni giorno la guardo, alla fine della mia sessione di tortura. E la odio.
Tutti lo sanno e, rispettosamente, tacciono, concentrandosi sull'attrezzo con cui hanno a che fare in quel momento.
Laura si assenta con una scusa. Va nella stanza del laser a sistemare un paziente. Per risparmiarmi l'umiliazione dell'ennesima sconfitta.
Giuseppe sia allontana finalmente riappacificato con la moglie.
Anna pedala, in lontananza. E l'altra Laura rotea il suo bastone da majorette.
Rimaniamo solo io e lei, la mia nemica acerrima.
E la sfida si rinnova.
La aggredisco all'improvviso, piombandole addosso senza preavviso. Lei scalcia, e mi dà il suo avvertimento con le prime due o tre fitte dolorosissime alla caviglia. Piano: la violenza non è la tattica migliore, con lei. Bisogna addomesticarla, e distribuire il peso corporeo con parsimonia. Ma lei non si fa fregare così facilmente.. Scappa ai lati quasi a sbeffeggiarmi, maledetta.
Non chiedo troppo: solo cinque secondi senza toccare il terreno in uno dei due versanti.
Ma lei no, crudele, non mi lascia neanche una mezza speranza.
Vado via sbuffando, giurando a me stessa che domani avrò la mia vendetta..

04 marzo, 2010

ODE AL RADICCHIO



In tavola, la primavera si annuncia così: con ampie ciotole ricolme di radicchi succulenti ed amarognoli.
Conditi con aceto balsamico mescolato a dolce saba, e con le uova sode tutte dentro, spezzettate ed abbondanti.

Io passo un periodo in cui mangerei solo questo, a colazione, pranzo e cena.

Forse perché non li raccolgo io, i radicchi. Vedo mia nonna, nei prati sotto casa, china ed armata di un coltello da cucina e una sporta già rigonfia della refurtiva. Io arrivo a predare alla fine della caccia, quando ormai sono già stati tolti anche i rimasugli di terra dal bordo della radice.
Lo so, mi tolgo tutto il piacere di godere del frutto del proprio lavoro, ma tutto sommato è una gioia che riservo volentieri ad altri.

Il radicchio, in realtà, è poi il tarassaco. Pianta meravigliosa, che se fosse un animale sarebbe sicuramente il porco. Visto che non si butta via niente.

Prima di tutto, per il soffione.. Il gioco più bello da fare da piccoli: sbuffare forte su queste nuvolette bianche sferiche, per spargere i semini a paracadute.

Poi i fiori gialli, belli da vedere perché dopo tanto grigio e nebbia, i campi si coprono di un verde nuovo e brillante, punteggiato dal giallo vivo dei fiori. Fa bene agli occhi, vedere ancora tutto questo colore, dopo un inverno che non finiva più.

E ancora, il gambo: spezzare a metà il gambo faceva uscire il latte sui bordi. Amarissimo; ma il bello era che se riuscivi a togliere una piccola parte del bordo, lo arrotolavi un po' all'insù e soffiavi dall'altra parte, il gambo del tarassaco suonava come una trombetta.

La radice del tarassaco, seccata, abbrustolita e polverizzata, è usata come surrogato del caffè.
Le foglie possono anche essere essiccate: l'infuso di tarassaco funziona benissimo come disintossicante, e per rendere la pelle fresca e luminosa.
Ha ottime proprietà di protezione per il fegato (anche se, a dire il vero, gli effetti benefici sono spesso annullati dalla quantità spropositata di uova sode che si consumano contemporaneamente all'insalata), e stimola l'attività dei reni: da qui il nome volgare con cui è conosciuto dai più, "piscialetto".
I petali dei fiori sono usati come base per le marmellate.
Tutte le parti della pianta, invece, si possono usare per preparare amari, bevande, aperitivi, e anche la birra!

L'inconfondibile sapore amaro stimola l'appetito; e pare che il tarassaco funzioni anche come blando lassativo, e un buon calmante per le infiammazioni emorroidali.

Io amo i radicchi.
In maniera spropositata.
La leggenda vuole che mia madre, in gravidanza, avesse forti voglie di aceto balsamico, e che di conseguenza, mangiasse in abbondanza radicchi e uova sode.
Io sono nata in giugno. I radicchi cominciano a spuntare a marzo, per raggiungere il culmine della crescita in aprile.
Quindi, ciò significa che ho fatto in tempo a mangiarne moltissimi, ancora prima di nascere.
Si vede che avevo già le idee piuttosto chiare, sui miei gusti..