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Spezzano, Modena, Italy
Inguaribilmente energetica, e contagiosa.

21 maggio, 2012

CONTRO I TERREMOTI, NON GIOVANO NASCONDIGLI



Ve lo scrivo, nell'unico modo che conosco per poterlo raccontare.

Sabato notte io ero a casa da sola (l'Omone ha pensato bene di andare a Londra a vedere la finale di Heineken Cup).
Alle 4 mi son svegliata con la sensazione che ci fosse qualcosa di strano..
Subito, nel dormiveglia, davo la colpa al pupo, e dicevo: "Ammazza se tira calci, stanotte!".
Poi, ho capito che il pupo non c'entrava: ho aperto gli occhi e ho visto che TUTTA LA CASA STAVA TRABALLANDO!
Mi sono catapultata fuori dal letto, per uscire fuori, scalza..
I cani erano già all'aperto, ma non ululavano, non abbaiavano: giravano solo in tondo, come impazziti.
Si sentiva, nel silenzio della montagna, come un rombo di tuono, in lontananza, ma continuo...
Tutto è andato avanti per un'eternità, in realtà non era più di un minuto.
Poi si è fermata ogni cosa.
La casa di fronte (disabitata) aveva una crepa, che adesso la taglia trasversale per tutta la lunghezza, come una ferita.
I cani mi guardavano. Io guardavo la casa.
Mentre tremava tutto, ho pensato, lucidamente: "Bada te, mi tocca morire mentre lui è lontano..."; poi, passata la scossa, questo pensiero mi ha fatto ridere..
Ho aspettato sui gradini di casa, per un po'.
Poi non succedeva niente, e sono tornata dentro. Sul divano, che è proprio attaccato alla porta d'ingresso.
Alle 7, sono cominciati ad arrivare i messaggi...
"Tutto bene? Tu stai bene? E il bambino?".
Io, ancora intontita dalla levataccia brusca della notte, non capivo.
Poi ho acceso la televisione, verso le otto, e ho visto...
Sono andata giù verso la pianura, con la macchina, dai miei.
Brutta sensazione: non sentirsi a casa, neppure a casa.

28 marzo, 2012

GANDHI ERA UN AVVOCATO


Ricordo bene, la mia prima volta in tribunale.
Era una gita in terza elementare: la mia maestra Gaetana, la maestra piccola piccola dai capelli rossi e una permanente furiosa, aveva iniziato Giurisprudenza prima di dedicarsi all'insegnamento, e così ci siamo trovati a seguire un processo per omicidio colposo. Con gli occhi sgranati, e quei "grandi" dall'altra parte della balaustra, che portavano il grembiule nero come il nostro.
Il Pubblico Ministero aveva i capelli brizzolati e gli occhiali colorati, ed è rimasto in Procura a Modena per oltre 20 anni: proprio in tempo perché io facessi uno dei miei primi processi con lui. Gliel'ho confidato, alla fine della discussione, e lui sembrava sinceramente addolorato. "Ma come? Prima in gita alle elementari, poi ti ritrovo già avvocato?".
E' vero che già alle elementari avevo un'idea tutta mia, della giustizia: mi seccava parecchio vedere i bulletti da strapazzo che maltrattavano le bimbe, quelle piccoline, con le trecce sottili ed i maglioni pieni di pelucchi sui polsi esili.
Allora mettevo da parte il mio gnocchino avvolto nella carta oleosa del panettiere, quello farcito con il prosciutto cotto e la maionese (il mio preferito). Portavo il malcapitato sotto la scala che separava i due corridoi delle aule, lo rendevo inoffensivo immobilizzandogli mani e piedi scalcianti sotto la mia mole già imponente alle elementari, e gli davo una serie di scapaccioni sul testone spettinato. Lui cercava di divincolarsi, e i suoi amici che ridevano a crepapelle, lì protetti dalla scala, perché il disgraziato le stava prendendo da una femmina: ma non c'era via di scampo. Uscivo dal sottoscala solo leggermente arrossata sulle guance, e con un paio di ciuffi che scappavano fuori dal legaccio della treccia unica, sulla nuca. Senza scompormi più di tanto, tornavo al mio gnocchino da mangiare prima della fine della ricreazione, mentre la bimba dai polsi sottili, con gli occhi ancora gonfi per le lacrime appena asciugate, mi chiedeva se poteva uscire dall'aula, alla fine delle lezioni, prendendomi la mano.
Dopo la campanella, si usciva in fila a due a due, per poi sparpagliarci tra le braccia dei nostri genitori, ignari delle tragedie che si consumavano quotidianamente dentro quelle mura scolastiche.
Ora sono grande, e ho smesso di picchiare i bulletti da strapazzo.
Ma non sempre i peggiori stanno dentro le aule del tribunale!
Ieri stavo al telefono, con una perfetta sconosciuta che mi urlava nelle orecchie, e mi diceva che sono una prepotente e una maleducata. Avessi avuto un gnocchino al prosciutto, l'avrei messo da parte, da mangiare prima della fine della ricreazione. La violenza brutale che usciva dalla cornetta mi faceva venire voglia di portare la mia interlocutrice sotto le scale della scuola elementare. O forse era invece una bimba dai polsi esili, che approfittava della distanza per sfogare tutta la sua rabbia. Fatto sta che ha finito le parole, e dopo nulla più.
Tornando a casa, l'Omone, per scherzare, ha detto che il nostro bambino picchierà i bimbi più grandi.
E io: "Ma noo.. perché lo dovrebbe fare?"
Poi mi è venuto tutto in mente: la mia maestra piccolina, il sottoscala delle elementari, gli adulti in tribunale che litigavano con addosso il grembiule come il nostro..
Leo, magari un sottoscala non è la soluzione migliore. Ma ha il pregio di semplificare. Tu, ad ogni buon conto, non picchiare nessuno (se non se lo merita).

26 gennaio, 2012

CRONACHE DAL MONDO PICCOLO PICCOLO


Il primo libro che ho letto da piccola è "Virgola ed altri racconti".
Parla di un posto magico che si chiama "Primadiandargiù", una nuvola bianca e rosa dove stanno i prebambini: i prebambini imperversano tra una nuvoletta e l'altra, con il loro camicino color aria e un nastro alla caviglia cui è attaccato un campanellino, col numero ed il nome del prebambino.

"Primadiandargiù" è un posto pieno di Santi un po' svaniti, dove le aureole rimangono incollate alle dita dei legittimi proprietari (o in altre parti del corpo non adeguate) per colpa degli scherzi dei premonelli, e dove si va pochissimo a scuola, perché si festeggia sempre l'onomostico di qualche Santo. A “Primadiandargiù” si festeggiano anche i “Noncompleanni” e il “Momentogiusto”, che arriva di solito dopo nove “Nonmesi”, e tutti i lunedì, all'arrivo di San Calderone, i prebambini sfogliano gli album fotografici dei terrestri, alla ricerca di una mamma e di un papà.

Virgola sta troppo bene a Primadiandargiù, e non ha nessuna intenzione di scegliersi due genitori, perché le piace stare dove sta, e andare a spasso con il suo cagnolino, Putiferio, e ogni volta che sfoglia gli album di San Calderone trova sempre una scusa per ogni famiglia che vede: "Quel papà lì è troppo grasso... Che buffa 'sta mamma... Questi nonni non mi vanno perché hanno i baffi... Eh già, lì non vogliono cagnetti, ed allora il mio Putiferio dove lo lascio?...".

Ma un giorno, Virgola, si sente un po' diversa dal solito; le cose più divertenti non le danno più il gusto di prima. E' strano, ma sembra quasi un po' malinconica. Sente la mancanza di qualcosa che non ha. Chiede a San Calderone gli album di fotografie anche dei genitori di seconda classe, quelli che non ha mai neanche voluto sfogliare. E trova loro: un papà grande e grosso, che sembra burbero, ma ha un cuore d'oro. Una mamma che sorride tanto, e le piace la musica. Giocano ancora tutti e due con una palla ovale, anche se ormai sono un po' stagionati. Anche loro hanno dei cani: sono due cuccioli sfigatelli, salvati da due storie brutte brutte, che adesso fanno un baccano d'inferno per la contentezza. E hanno un gatto enorme, che ha le zampe più corte della pancia che gli sta crescendo.

Sono loro!