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Spezzano, Modena, Italy
Inguaribilmente energetica, e contagiosa.

04 novembre, 2011

CIBO DEGLI DEI


Era un sacco di tempo che non vedevo le mele cotogne.
Hanno un bel giallo brillante, spiccano tra i colori di questo autunno variopinto. Erba umida sotto i piedi, mano nella mano, a passeggio lungo il canale che oggi hanno lasciato inspiegabilmente aperto.
Scorre veloce l'acqua livida, si vede l'argine rigonfio delle piogge a monte. Gocce di resina odorosa aggrappate ai ciliegi, dove erano stati tentati gli innesti. L'Omone si preoccupa di raccogliere una ghianda, per piantarla nel terraio, e prapararle una coperta di foglie secche, che resista al freddo che sta già arrivando.
Io invece vado subito dalle mele cotogne, sporgendomi sul canale per avvicinarmi un ramo. L'Omone mi prende ai fianchi: "Occhio, bella. Che l'acqua del canale non è così profonda da fare i tuffi!".
Sono frutti pieni, pesanti. Profumano tantissimo, di polpa, di buono.
Hanno una leggera peluria sulla buccia, che cade solo sfregando un po' con il palmo della mano. Non si mangiano così, le mele cotogne. Hanno un sapore asprigno che lega la lingua. Ma riservano sorprese. Tolto il cuore legnoso, sbucciata la pelle gialla, e tagliato tutto a pezzettoni, si fa bollire nel pentolone con un mezzo limone. E così, la mela cotogna, che sembrava così ostica, rivela tutta la sua dolcezza: il calore scioglie le lunghe catene di zuccheri, e il preparato diventa, come per magia, dolcissimo. I nonni usavano la confettura molto concentrata della mela cotogna al posto del miele, per dolcificare. Basta saperlo. Basta conoscerlo.
Il nome latino della pianta è Cydonia: il nome di Atena o Minerva, figlia di Zeus, dea della sapienza e degli aspetti più nobili della guerra, mentre la violenza e la crudeltà rientravano nel dominio di Ares o Marte. Una dea donna ed un dio uomo. Caso strano, però, Cydonia è anche uno delle zone di Marte (il pianeta): quella in rilievo, in cui pare si possa scorgere un volto, femminile.
Donna, uomo. Saggezza, furia. Dolce, aspro.
Tutto contemperato, tutto insieme.
Chi l'avrebbe mai detto?

27 ottobre, 2011

PER FAR LA POLENTA, CI VUOLE OLIO DI GOMITO


Di lei mi piace la pelle. Liscia, luminosa. Morbida.
E' un uragano che arriva in una stanza. E' un'esplosione di gioia, di rabbia, di vita.
L'ho conosciuta che piangeva, e sentivo l'impulso di curare quelle ferite, e fare in modo che non facessero più così male. Tanta strada fatta, da allora. Non me ne sono resa conto, che il tempo ci ha portato così lontano. Alla fine siamo rimaste amiche, nonostante tutto quanto cambiasse intorno a noi, e anche dentro di noi.
E probabilmente va bene che sia così. Qui davanti allo schermo del computer, l'altra sera. E' quell'ora in cui senti fuori dalla vetrata le ruote che sprizzano acqua sporca sull'asfalto. La radio bassa. La testa che ronza per depositare tutta la giornata.
Me l'ha chiesto così, con la sua solita irruenza.
Senza girarci intorno.
Come se fosse una domanda che mi fa tutti giorni, come se non fosse emozionata anche lei.
Lei che usa la stessa voce per dirti che ti vuole bene o per insultarti, con la fantasia che non metteresti neanche a scrivere poesie. Lei che mangia e parla in fretta, guardando altrove, perché sta già pensando ad altro. Lei che porta da casa sua una tonnellata di polenta con le costine in umido. Accarezza con dolcezza il suo uomo, e lo attacca al muro un minuto dopo con le sue sfuriate.
Stavo lì, dopo la domanda fatidica, con le dita sollevate sulla tastiera.
E avevo già scritto Sì, pigiando a vuoto i tasti nell'aria, ma ancora sorridevo, aspettando.
Non importa quello che si dice. Non importa quello che dicono di te. Tante parole si spendono ogni giorno, senza che ne rimanga alcuna traccia. Poche sono le parole che rimangono dentro alle persone. E soprattutto, se ci sono solo parole, e null'altro dietro, non rimane traccia neanche sulla carta.
Non vale la pena che rimanga traccia nel cuore. Neppure il tempo di far passare una lacrima. O una stretta di cuore.
Importa ciò che siamo. E ciò che vogliamo ancora diventare.
Che se uno lo vuole veramente, mica ha bisogno di dirlo!

30 settembre, 2011

A MEANS TO AN END



La notte dorme.
E' un mare di inchiostro in cui galleggiano bolle luminose, tremolanti per la distanza. Sospese nell'aria ferma come frutti di luce, trasparenti.
Claudia dorme, non sogna niente. E immersa nella sua bolla, rosa palpitante, e non c'è rimasto nulla dello strepito del giorno ormai lontano. Né la scuola, né le piccole lotte quotidiane con la mamma, i sobbalzi del cuore, i pensieri che corrono veloci, le emozioni che bruciano la pelle.
Claudia dorme abbracciata al cuscino, i capelli davanti al viso che tremano ad ogni respiro.
Sulla bolla rosa sta aggrappato Lui, invece. La guarda, come ogni notte. Rapito dal colore di quella pelle, che sembra latte dentro una bottiglia di vetro.
Come sono belli, gli esseri umani! Non ci si stancherebbe mai, di guardarli vivere. I Guardiani non sono così: i Guardiani non si fanno domande, non si arrabbiano mai, non crescono, non invecchiano.
Non muoiono mai.
Gli esseri umani, invece, sono un cambiamento continuo: soprattutto gli adolescenti, che sprigionano tanta di quella energia da dar forma a queste bolle di luce, colorate secondo le sfumatura di chi vi abita all'interno.
Ogni bolla racchiude un ragazzo o una ragazza.
Immerso nel sonno, o china sotto le lenzuola per leggere un libro di nascosto dal fratello minore, o agitato da un incubo. O trepidante, a una finestra, aspettando un segnale amato, un richiamo, un movimento furtivo nel giardino di sotto.
Claudia dorme, invece. E non sogna mai. Sogna durante il giorno, quando la vita sembra troppo dura per poterla sopportare tutta insieme.
Lui la osserva.
La guarda dormire ora, e la guarda vivere durante il giorno. Questa vita così vicina, eppure così irraggiugibile, e incomprensibile.
Claudia non sa di Lui: non lo vede. Ne percepisce la presenza, ogni tanto. Quando sembra che una lacrima si fermi a metà della guancia. O quando balla felice, cantando a squarciagola e saltando sul letto fino a spiccare il volo!
Ma ora Claudia non sente nulla: ora tutto riposa, fuori e dentro la bolla.
Domani ricomincerà tutto quanto daccapo, la scuola, e le piccole lotte quotidiane, e i respiri del cuore: e Lui sarà lì con lei, come sempre a vegliare.