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La mia foto
Spezzano, Modena, Italy
Inguaribilmente energetica, e contagiosa.

10 marzo, 2008

BEST OF...


Tigelle, lardo, salumi assortiti, salsicce all’ubriaca, la Gabana, le rose del deserto, la torta al cioccolato, il Salice Salentino, il mirtillino: il meglio della tavola di questo fine settimana.
Per le persone, invece, il meglio è venuto fuori ben oltre la tavola.
E’ mattino presto, quando l’aria si comincia a schiarire, quando le altre persone scendono dai letti caldi per ricominciare una nuova giornata, mentre tutti i sensi intorpiditi dalla troppa veglia chiedono tregua.
Ci sono stati tanti momenti da ricordare prima.
Ma continuerai a richiamare alla mente con precisione quel momento. Il tavolo sparso di bicchieri vuoti. Le parole che trovano la strada tra il silenzio, come avvolte da una coperta.
Il Gigante che riemerge dal sonno solo per un istante, solo per assicurarsi che tu sia lì.
Ti ritrovi sul divano, da sola, con un libro tra le mani che è arrivato dall’altra parte degli Appennini. “Le leggi del gioco ti dicono ciò che non devi fare. E’ solo la tua immaginazione, invece, a limitare quello che puoi fare”. Immaginazione.
Sapere che tutto ciò che desideri si può avverare, anche le congiunture più improbabili.
I tuoi amici hanno scoperto una cosa inaspettata di te: tu che dai le ricette, e che dovresti avere un’idea piuttosto precisa delle proporzioni e degli accostamenti, in realtà, non cucini mai lo stesso piatto due volte in maniera uguale.
Così come ogni partita è diversa.
Succedono cose mai successe prima.
Le buone leggi sono quelle flessibili per poter affrontare gli eventi imprevisti. “Le leggi devono comprendere eventi che i legislatori non potrebbero mai aver immaginato”.
Hai una notizia nel cuore da tutto il fine settimana, e non hai detto nulla a tutti i tuoi amici, per paura che solo a nominarla si possa dissolvere, come un sogno dopo che ti sarai svegliata.
Tutto può succedere.


Per le mie sorelline: buon compleanno, e che sia il primo di una lunga serie di compleanni insieme.
Per la mia amica alta alta e mora, che fare paciughi è l’essenza stessa della vita: tutti ci possono dire cosa non dobbiamo fare, ma l’immaginazione, a volte, ripaga ampiamente di tutti i buoni consigli ricevuti.
Per la mia amica alta alta dai capelli rosa: è iniziato un lungo cammino, e non ho nessuna intenzione di sapere dove ci conduca. Mi godo il tragitto.
Per il mio amico che era dove avrebbe voluto essere ma non dove sarebbe dovuto essere: ti abbiamo tenuto con noi anche dopo che eri partito. La tua cravatta al collo di un orsacchiotto che si è preso le coccole di tutti, anche quelle del Gigante, durante la partita contro la Francia.

Mi mancate.

06 marzo, 2008

UNA STRANA TAVOLATA


E' raro trovare delle buone forchette tra gli indie rockers.
Spesso sono così, curvi, magri e tormentati.
Alla mia destra, il mio migliore amico indie-rocker: Giancarlo Frigieri, che passa la cena a infilare coltelli dentro le birre medie.
Chiosa, arrotolando le erre con fare cattedratico: "Prendi due birre: una la spini velocemente, tenedo il bicchiere inclinato, con un sospetto di schiuma in cima. E l'altra la spini come si deve, in sette minuti, col cappello di schiuma e tutto il resto. Il cretino ti dirà: - Ma guarda quanta schiuma! Io voglio bere la birra, non voglio bere la schiuma!! - Tu gli dai la birra, fai un brindisi e gli pianti un coltello dentro il bicchiere, con un colpo secco.. La birra traboccherà dal bicchiere, in un mare di schiuma. E tu gli puoi dire, al cretino: - Ecco, te che non volevi bere la schiuma! Questa è la schiuma che avresti bevuto! -".
Alla destra di Giancarlo Frigieri c'è il Gigante, e parlano fitti fitti, come due compagni di banco alle elementari.
Alla destra del Gigante ci sono un terzo di Le Man Avec Les Lunettes, bresciani. Il cantante prende una pizza tonno e cipolla, roba da fondere il microfono alla prima strofa della prima canzone.
Alla destra di un terzo di Le Man Avec Les Lunettes ci sono gli Artemoltobuffa, venexiani; lui Alberto Muffato (toh, un anagramma) arrossisce quando gli riferisco i complimenti per una sua canzone, "Un lento di due o tre accordi, del genere che subito ti ricordi", l'altro più paffuto e cordiale, ma si schermisce di continuo: "No, no, lui è quello che sa parlare..". E si prendono un sacco in giro, perché Alberto ha rotto lo sportello della macchina, lasciandolo aperto e uscendo da un parcheggio in retromarcia.
Alla destra di Artemoltobuffa c'è Dente.
Usa i capelli per nascondersi dagli interlocutori. Tira fuori i coriandoli dalla chitarra e me li lancia dietro, a tradimento. Si mette in posa da modello quando gli fanno le fotografie. E' talmente sottile che un abbraccio lo farebbe sbriciolare tra le mani.
"Ma che begli occhi che hai. Chissà come mi vedi bene!..".
Non mangia molto. Ma beve, nervosamente.
Alla destra di Dente ci sono gli altri due terzi di Le Man Avec Les Lunettes, tra cui le due ragazze. Lei è portoghese, ricciola, bellissima, e suona la viola. Prende un'insalata di carote, e non le portano l'aceto balsamico. Mi viene da fare ammenda. Mi alzo. Le cerco l'aceto balsamico, quasi a fare gli onori di casa.
Rimedio un aceto tristo, di quello liquido liquido, che non si aggrappa alle pareti della bottiglia di vetro. Meglio di niente, tuttavia.
Alla destra di Les Man Avec Les Lunettes ci sono io, con i miei tortellini in brodo.
Brodo di dado, con alcuni scampoli di pomodoro (!!!) che galleggiano perplessi.
Non li finisco neanche.
Mi godo la tavolata più strana dell'anno, fino ad ora.

03 marzo, 2008

SALSICCIA ALL'UBRIACA


Non ci si può mettere a cucinare con la fretta addosso: tutto quello che ne verrà fuori avrà un sapore di pressappoco. Bisogna cucinare con pazienza, e aspettare che evapori un'intera bottiglia di Bardolino per mezzo chilo di salsiccia. Le salsicce non devono essere troppo grasse, e macinate abbastanza finemente. Le si deve incidere per il lungo: dentro ci va messo uno spicchio di aglio, avvolto in una foglia di salvia. Legate la salsicce con il fagottino dentro, ci si può dedicare al sughetto: il vino va fatto bollire, molto lentamente, con un paio di foglie di alloro (che però vanno fatte sparire quasi subito), olive nere e capperi. Le salsicce sono da mettere dentro la casseruola già ad ebollizione in corso, avendo cura che subito siano coperte completamente dal vino. Non salare: ci pensano le olive e i capperi, a rilasciare sapidità. Poi il vino si rapprenderà, il sughetto diventerà sempre più denso, e occhio a non far attaccare tutto: ci vuole una cura pazzesca per tenere dietro a questo piatto. Ci vuole pazienza e non ci si può distrarre, andare in giro per la casa, parlare al telefono.
Ci vuole pazienza.
Per un piatto che richiede circa due ore di preparazione e 10 minuti per mangiarlo. Con scarpetta. E il Gigante che ancora a bocca piena mi chiede: "Ce n'è ancora?". Come si fa a spiegare il valore del tempo, e la dedizione?
Mi ricorda tanto "Dolce come il cioccolato", un libro di Laura Esquivel (tutto questo blog, peraltro, somiglia a quel libro: il sottotitolo recita così "Romanzo a puntate mensili con ricette, amori e rimedi casalinghi"): la protagonista della storia, Tita, aveva in serbo una ricetta sorprendente. Le quaglie ai petali di rose. Preparate con delle rose regalate da Pedro, e bagnate con una goccia del suo sangue appassionato uscita casualmente per una puntura delle spine, hanno il potere di scatenare in tutti i commensali una frenesia d'amore tale da far surriscaldare la pelle.
Due carampane acide, che non hanno capito nulla di quello che stavano mangiando, domandano a Tita la ricetta. Lei spiega la preparazione, ma aggiunge, alla fine, che non serve a nulla cucinare, se non lo si fa con amore. E le due carampane ringraziano, sorridono e la guardano mentre si allontana lasciando dietro una scia di felicità. Poi si voltano a bisbigliare, cattive: "Come no?! E io il mio amore lo spreco proprio per queste cose qui..".
Non bisognerebbe mai perdere la gioia di riempire una valigia di dischi prima di una serata.
Mai dimenticarsi di dare un bacio prima di addormentarsi, e far scivolare un "Buonanotte" nel buio.
Attaccare alla parete quella fotografia scattata già da mesi, per cui era già stata comprata la cornice.
Girare la macchina fuori dal percorso consueto, e ritagliare 10 minuti per la nonna.
C'è una frase, prima del libro, dove di solito si mettono le dediche: "A tavola e nell'alcova si invita una volta sola".