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Spezzano, Modena, Italy
Inguaribilmente energetica, e contagiosa.

07 luglio, 2008

CASA


 

A scuola ti insegnano la differenza tra "home" e "house".

In italiano, la differenza linguistica non c'è. Ma si sa; inconsapevolmente, ma si sa.

E' la differenza tra un tagliere annerito dalle passate di mezzaluna e un ripiano lindo e pinto dell'Ikea. E' la differenza tra il movimento particolare che devi far fare ad un cassetto, se no non si apre, e i cassetti ben separati con le posate da pesce, da olive e da fondue bourguignonne.

La poltrona di casa è coperta da un telo, ultimo baluardo umano ad una tracimanza di pelo di cane. Wales controlla il territorio. Ma la vera regina è lei.

La prima volta si è messa un po' di trucco: una matita per occhi azzurra, a sottolineare ulteriormente il colore cristallino delle iridi. Ora ha abbassato un po' le difese, ed apre le porte del cuore, oltre che quelle della cucina. E' una cucina di quelle che ti rimangono impresse per tante cose. Non è un odore particolare. Non è il particolare "rustico". E' tutto l'insieme: anni di barattoli, che mano a mano sono diventati inamovibili, pur se usurati. Come il coperchio slabbrato del contenitore dello zucchero. Come il colore sbiadito dalle innumerevoli forchettate della terrina dell'insalata, da cui si pesca abbondantemente tutti insieme, senza passare dal piatto. Come i cucchiai di legno consumati in punta.

I tovaglioli sono quelli di stoffa: nessuno più usa tovaglioli di stoffa. E invece sono lì, con i fiorelloni fuori moda e la stoffa ruvida. E la bottiglia di vino con il tappo richiudibile, che si riempie una volta ogni qualche giorno.

Una donna in una casa di uomini.

Una donna amatissima.

Una donna che richiama le sue amiche a prendere il caffè pomeridiano in una moka capiente, e sono chiacchiere fitte fitte, delle figlie delle amiche che si sposano, delle cose che succedono al paese, delle notizie che arrivano fin da Trieste.

Una donna che, alla fine della giornata, si concede un sonno leggero sulla poltrona, aspettando che tutti rientrino a casa. Mi commuovo un poco, vedendo gli abbracci dei figli a questa donna.

E vedendo come si preoccupa che tutti abbiano abbastanza da mangiare, o che siano soddisfatti.

Una omelette col marsala, spalmata di nutella.

Un'altro cannellone, con ripieno di formaggio e prosciutto. O preferisci quelli con gli spinaci, e il gorgonzola? E le patate fritte.. badate bene di mangiarle calde, che son più buone. Ve le friggo man mano, d'accordo? E lo vuoi un po' di pomo, per finire? Anzi, non lo chiede neanche: pela il pomo, toglie il torsolo, e lo taglia a spicchi, allungandolo già pronto da mangiare.

Me ne sto buona buona, un po' silenziosa, per non disturbare questa atmosfera così quotidiana: anche solo aprire bocca, è come spezzare un ritmo, perché la mia parlata è troppo differente. Perché il mio accento invadente non turbi troppo queste consuetudini.

Già questa tavola è un balsamo, per me.

Che di case ne ho cambiate così tante, e che non mi sento in casa in nessun posto.

Guardo con speranza alle pareti nude su in Calvanella: la mia prossima casa.

La conosco già, ogni parete, ogni piastrella, ogni scorcio dalle finestre.

Ricordi di infanzia, ed un'atmosfera familiare tanto simile a quella della tavola di qui sopra.

E' passato molto tempo, e tocca a me ricostruire tutto quanto.

E una buona cucina da usurare credo che sia già un ottimo punto di partenza.

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